Essenziale

In questi giorni sto lavorando a una ricerca, e studiando e cercando testi per poterla sviluppare. Anche stamane il corriere mi ha consegnato un libro che avevo ordinato ieri, e sarà utile, anche se non affronta il tema dalla prospettiva che intendo sviluppare. Sto scavando, facendo ricerche, per trovare interlocutori con cui dialogare, magari a distanza, magari solo leggendo i testi che hanno scritto.
Per dire qualcosa in proprio, per scrivere qualcosa che abbia un senso, è necessario mettersi alla ricerca di quello che altri hanno detto e scritto, per trovare convergenze e magari conferme alle proprie ipotesi, oppure, al contrario, per rinvenire le divergenze, e metterle a fuoco, e meglio chiarire la propria posizione a confronto di quella altrui.
Alla fine si tratta, ancora una volta, di cercare l’essenziale. Si tratta di seguire, ancora una volta, quella che considero la mia strada, e per farlo ho deciso di ricavare spazio interiore e tempo da dedicare alla riflessione e allo studio.
Le domande essenziali che si pongono a chi non vuole essere solo l’ennesimo codice fiscale da inserire nel modulo predisposto sono chiare, e conviene riproporsele, e farlo seriamente, e mettere a fuoco ancora una volta le risposte, e controllare se le risposte che abbiamo segnato in agenda sono solide, pensate, autentiche.
Una delle domande più puntuali è la seguente: c’è corrispondenza tra quello che voglio e penso di essere (attenzione, penso sul serio, e questo implica che abbia veramente investito tempo per pensare e meditare); tra quello che dico, a me stesso e agli altri, di fare ed essere; con quello che poi effettivamente faccio e vivo concretamente nel giorno presente?
Ebbene, se la distanza è ancora rilevabile, che si vuole fare? Gettare la spugna?
Personalmente, ogni volta che colgo una qualche distanza, dico a me stesso: fai un passo, oggi, adesso.

Le ore e i minuti

Una casa a Maloja, Engadina.

Qualche tempo fa un compagno di liceo mi ha scritto un messaggino, un sms, per proporre di andare a fare visita a un comune conoscente, reduce da una malattia: << hai un poco di tempo la prossima settimana? (…) >>.
La mia riposta: << Per fortuna il tempo è sempre disponibile…se siamo vivi. (…) Ciao >>.
Questo è il punto: siamo vivi, veramente?
Il tempo è sempre nelle nostre tasche, e sempre scivola fuori come dall’ampolla di una clessidra. Ovvio che avrò tempo la settimana prossima, tutto il tempo, non un minuto di più, ne un minuto di meno, se sarò vivo in quel giorno e in quell’ora.
La domanda, senza dubbio, era retorica, ma può anche essere indice di un preciso atteggiamento verso la vita e verso le persone.
<<Non ho tempo>>, una scusa sempre pronta, una scusa standardizzata e pronta all’uso, quando occorre. Una formula socialmente accettata. Una formula che chi la dice si aspetta venga accettata dall’uditore, che cortesemente deve rispondere: <<Capisco, non c’è problema>>. Attenzione, in qualche modo, deve.
Quanta verità e quanta ipocrisia c’è in questa formula?
E’ indice di autenticità nei rapporti umani, oppure solo l’indicatore di un vivere quotidiano fatto di frasi fatte, luoghi comuni, riti e cerimonie vuote di senso, azioni e parole dette per abitudine e mai fatte oggetto di analisi critica, di riflessione, di revisione?
Il tempo lo tengo tutto intero, è tutto mio, lo tengo nelle mie mani saldamente perché non se ne perda una goccia. Proprio per questo decido di donarlo, quando è il momento, quando è il caso, a chi ritengo amico, a chi ritengo umano, a chi se lo merita.
La vita non può ridursi a una partita a scacchi giocata con superficialità e svogliatezza. Le parole frequenti, le frasi fatte, i discorsi curati oppure sciatti, e ancora, le azioni ripetute giorno dopo giorno, i modi di fare radicati, le reazioni abituali, rivelano le persone, illustrano la vita interiore, la pochezza di una mente e di un cuore, oppure la sua profondità. Dunque ci sono le pulizie da fare, quelle vere, quelle da fare dentro e a fondo, e non basta un buon barbiere, e non basta tutto il rimmel del mondo.
Ho tempo, molto tempo, poco tempo, comunque nulla di meno e nulla di più. Dunque non intendo gettarlo alle ortiche in azioni prive di senso, in conversazioni vuote che non comunicano nulla, fatte solo di convenzioni, e luoghi comuni, e brandelli di “conoscenze” mal comprese e mal digerite, di cosiddette “informazioni” superficialmente bevute guardando qualche ripetitivo TG o consultando di fretta qualche motore di ricerca.
Se permettete, ho altro da fare.

Il fuoco e la prova

 

Il fuoco dice la verità. Il fuoco è sincero. Il fuoco è diretto.

Se la legna è asciutta lo dice chiaro, e la fiamma è vivace, e si espande rapida, e scalda intensamente, e danza possente. Se invece la legna è di cattiva qualità, se è mezza marcia, oppure, se è ancora fresca del taglio, se non è maturata per mesi nella legnaia, la fiamma lo dice. Non arde bene, non prende, fatica, e sbuffa fuori l’acqua sotto forma di vapori candidi.

Il fuoco mette in luce l’essenziale, lo tira fuori bruciando le scorie.

Minerale grezzo diventa ghisa, capace di resistere, di assumere e mantenere una forma, di diventare a sua volta acciaio e poi mille altre cose.

Il fuoco è in grado di affinare ciò che è rozzo, è in grado di distillare, di separare, di distinguere.

E’ iniziato un nuovo anno. Abbiamo polmoni per respirare. Le parche ci hanno concesso altro tempo, e quel che ne faremo dipende da noi. Solo da noi.

Nostra è la responsabilità. Nostra la scelta.

Il metallo si purifica con il fuoco. Ebbene, questo è il momento di fare chiarezza e vedere di quale materiale è fatta la nostra vita, assediata da mille cose superflue e impegni non autentici, fasulli, vuoti. A noi la scelta: stare a soffocare, oppure mettersi a cercare ciò che è importante, veramente, per noi.

Il metallo si purifica con il fuoco. Detto chiaro: con il coraggio di analizzare a fondo la nostra vita per vedere ciò che resiste, ciò che conta, ciò che è essenziale. Il coraggio di conquistare la consapevolezza, il coraggio di sognare un nuovo orizzonte, il coraggio di dare fondamenta a quel sogno e di affinare azioni conseguenti.

Il fuoco dice sempre la verità.

L’ultimo oceano. (Perché queste pagine e un sito)

Uomini hanno scalato le montagne più alte, oltre gli Ottomila metri, e sono tornati. Altri li hanno seguiti. Oggi esistono “agenzie” che propongono e organizzano la salita di queste vette, e sono centinaia le persone che si avventurano a scattare fotografie dal tetto del mondo.

Uomini hanno navigato i mari e gli oceani, e circumnavigato il globo, e pestato le sabbie delle isole del Pacifico, e sciato le nevi artiche, e raggiunto e attraversato il continente Antartide.

Uomini sono stati lanciati nello spazio, e altri li hanno seguiti, e sono ormai centinaia. Una dozzina hanno passeggiato sulle rocce della Luna. Oggi sono in vendita “biglietti” per gite su navi spaziali spinte da fiammeggianti missili vettori.

I satelliti artificiali e gli aerei hanno fotografato ogni angolo del nostro pianeta, e basta avere un computer e tutta la Terra appare sullo schermo, con mappe dettagliate, e i nomi delle vie, e fotografie di città e monumenti.

Pochi ormai riescono a perdersi e a vagare senza direzione: c’è sempre il segnale GPS, che indica la rotta, che recita la latitudine e la longitudine.

Si può sempre sapere dove ci si trova.

Eppure, ciascuna e ciascuno, nel profondo della propria mente e del proprio cuore, può dire di conoscere veramente sé stesso?

<<Conosci te stesso>> recitava una famosa iscrizione collocata sul tempio di Delfi e, ancora oggi, conserva intatta la sua attualità.

Per questo scrivo le note di questo blocco, perché la scrittura delle mie pagine, la riflessione, la lettura dei vostri commenti, sempre riconducono a esplorare la realtà interiore e il mio mondo, e a conoscere meglio il mondo attorno, il vostro mondo. A comprendere meglio la realtà tutta intera, e insieme a scorgere il dettaglio più profondo, più personale e più delicato.

A cercare passo dopo passo nuovi orizzonti da pensare, nuove regioni calde e luminose da sentire sulla pelle e nel profondo, nuovi incontri e parole e letture da condividere.

L’ultimo oceano ancora inesplorato è dentro di te.